Automazione e meccatronica
L’Automazione rappresenta un settore di punta della politica nazionale e regionale.
In Umbria si è investito sulla realizzazione di alcuni poli di eccellenza come il Polo della Meccatronica a Città di Castello, Il Centro di ricerca “automotive” del Pischiello ed il nascente Polo Aeronautico di Foligno.
Questi Poli nascono dalla chiara volontà di valorizzare le potenzialità delle industrie prevalentemente di tipo meccanico che operano sul territorio regionale. Sebbene nella regione vi siano alcune società di automazioni di buon livello, è possibile affermare che l’industria elettronica ed elettrica non sia allo stesso livello di quella meccanica. In Umbria quindi siamo bravi a progettare sistemi meccanici di altissimo livello ma poi non si incontrano difficoltà nella realizzazione dei dispositivi elettronici che ne controllano il moto. Ne deriva che si perde la grande potenzialità di creare un prodotto finito di alta qualità completamente realizzato nella nostra Regione.
In Umbria è veramente difficile trovare personale esperto nel progetto di schede elettroniche per il controllo del moto di motori elettrici da impiegare in sistemi robotizzati generici, sistemi automotive, sistemi aeronautici ed in bioingegneria. Molte aziende Umbre, di stampo prettamente meccanico, si stanno oggi rendendo conto dell’importanza della parte “tronica” del prodotto “meccatronico” e richiedono in modo specifico competenze nel settore degli “azionamenti industriali”. In sintesi si ritiene importante che l’Umbria del futuro non debba essere in grado di produrre solo attuatori meccanici come per esempio per la Boeing ma debba essere in grado di produrre anche i dispositivi hardware e software per la loro gestione.
La mancanza a livello regionale della figura del tecnico ed ingegnere meccatronico è individuabile nella annosa difficoltà dei vertici accademici a dar vita a corsi di laurea in cui i corsi di studio in ingegneria elettronica si aprano a contenuti di ingegneria industriale e viceversa. Con una immagine colorita si può affermare che produciamo ingegneri elettronici che non sanno cosa sia un ingranaggio ed ingegneri industriali che non sanno cosa sia una scheda elettronica.
Questo è un motivo importante per il quale le industrie non riescono a individuare immediata impiegabilità ai nostri laureati.
A supporto di tale tema è utile sottolineare che in Umbria si investono molti fondi per finanziare progetti di formazioni per tecnici di automazione e meccatronica sia a livello di tecnici non laureati sia a livello di master per studenti laureati. Non è tuttavia previsto alcun corso di laurea con significativi contenuti in Automazione e Meccatronica.
In Umbria ci sono eccellenze quali Angelantoni, Cucinelli e Caprai per citare le “classiche” del rapporto Eurispes
Il settore tessile di qualità ad esempio in Umbria vanta una miriade di aziende tessili di media e piccola dimensione. Tali aziende sono “fruitori primari” dei prodotti meccatronici. Se si ha modo di entrare ad esempio all’interno di queste aziende si potrà vedere quanto l’automazione e l’informatica sia un aspetto veramente fondamentale di queste produzioni e nella maggioranza dei casi i dispositivi meccatronici all’interno delle aziende tessili (ma non solo) sono prodotti all’estero “a scatola chiusa” e nessuno in azienda è in grado di metterci le mani.
Per cambiare un “settaggio” delle macchina utensile bisogna sempre ricorrere al “tecnico tedesco” con aggravi di costi e ritardi temporali del tutto evidenti. A titolo di esempio nella regione toscana esiste un “Centro di ricerca tessile” che sviluppa prodotti ad alto contenuto tecnologico molto interessante. Bisognerebbe prendere spunto da questo.
Altro settore Meccatronico piuttosto interessante è quello che si occupa del progetto di sistemi “automotive” su rotaia con motorizzazione elettrica per il trasporto di persone e cose a media ed alta velocità. Tali sistemi hanno basso impatto ambientale dal punto di vista dell’inquinamento. Essi possono essere di grandi ausilio per il trasporto veloce di merci su tratte molto congestionate ed alternative al trasporto su gomma. In Umbria vi sono le competenze industriali e studi accademici a livello di prototipo che varrebbe la pena favorire.
Automazione e Umbria sociale
Nell’Umbria della “innovazione e della coesione sociale” è importante investire sulle soluzioni per migliorare la qualità della vita dei disabili ed anziani.
Questi investimenti devono riuscire a fondere insieme competenze: meccaniche, elettroniche, elettriche, informatiche, intelligenza artificiale, visione artificiale, rete di comunicazioni dati, bioingegneria. Sicuramente alcune di queste tematiche si inquadrano a pieno titolo all’interno di progetti di tipo meccatronico. Sarebbe interessante sapere quanto la Regione investe ogni anno per gestire l’assistenza ai disabili e quali attività vengano svolte nel dettaglio. Sulla base di tali studi bisognerebbe individuare dei possibili dispositivi/macchinari che possano essere di ausilio a risolvere almeno in parte tali problemi e, in base tale analisi, cercare le competenze per realizzarli.
Proseguendo su questi esempi si nota che entrando all’interno di diversi dipartimenti ospedalieri si nota che la maggior parte dei macchinari ad alta tecnologia sono prodotti all’estero.
Mi riferisco alla semplice pompa che regola l’infusione di flebo, a dispositivi elettrocardiografici, sino ad arrivare a strumenti molto più complessi tipo PET-TC e strumenti per robotica medica. In tali settori fare innovazione “vera” è piuttosto difficile. Quello che si può ragionevolmente fare è fare i “cinesi”. er decenni i Cinesi, Giapponesi e Coreani hanno copiato senza pudore macchinari e dispositivi ad alta tecnologia prodotti in occidente. Oggi prodotti addirittura molto migliorati invadono i nostri mercati a prezzi molto competitivi. Sarebbe un grandissimo risultato essere in grado di replicare a livello nazionale dispositivi tecnologici (ad esempio nel settore medico) che in Italia non siamo più in grado di produrre causa la perdita di knowhow in settori strategici. La produzione e/o replicazione di beni tecnologici complessi richiede però un cospicuo e duraturo investimento da parte dello stato che dovrebbe alimentare la sviluppo di tali progetti nella fase precompetitiva. E’fondamentale quindi continuare a proporre misure per la riconquista del mercato interno di prodotti ad alta tecnologia indispensabili come quelli di impiego nel settore medico e dei trasporti. In questo contesto bisogna pero individuare pochissimi filoni e finanziare in modo cospicuo un numero limitato di equipe con comprovata esperienza nei vari settori. In periodi di ristrettezze di fondi non è pensabile finanziare “a pioggia” progetti simili tra loro con pochi fondi.
Ricerca scientifica
Un problema importante della ricerca accademica è la ben nota distanza dal mondo produttivo ed industriale. Più volte ricorrono quesiti del tipo: “come è possibile valorizzare le nostre competenze? In quale direzione strategica investire i nostri studi? Chi potrebbe sfruttare le nostre competenze nella nostra regione?”.
Al fine di evitare i già sperimentati modelli di ricerca del finanziamento fine a sé stesso che troppo spesso dimentica la qualità e la realizzabilità del progetto sarebbe utile individuare una figura di “manager di prodotto innovativo” in grado di supportare con dati alla mano progetti e competenze dopo averne riscontrato la effettiva esigenza di mercato o la concreta realizzazione e commercializzazione da parte del tessuto industriale locale.
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