Non può certo dirsi che il Ministro per la Funzione Pubblica Brunetta sia uno sprovveduto.
Il violento attacco ai “fannulloni” e alle sacche di inefficienza della p.a. costituisce, infatti, solo la “fase uno” dell’azione governativa, il modo migliore per poter intervenire con riforme sulla p.a., ancora tutte da scrivere, con il massimo del consenso popolare (“fase due”).
Tale strategia ha condotto all’approvazione in data 26/06/2008 da parte del Consiglio dei Ministri di un organico disegno di legge che attribuisce al Governo la delega in materia di produttività, valutazione e responsabilità dei dirigenti e dipendenti pubblici. Nonostante l’ingente numero di criteri direttivi contenuti nel d.d.l. delega, l’impressione che rimane dopo averli letti è che il Governo si sia voluto riservare una “delega in bianco” su numerosi e centrali temi, delega da esercitare sull’onda della popolarità degli annunci evocati nella prima fase.
Tale modus operandi costituisce di per sé un metodo assai criticabile: per tale via, infatti, il Parlamento (già ampiamente asservito alle istanze dell’attuale Governo, visto che i parlamentari della maggioranza sono stati tutti candidati dopo un’attenta selezione della loro “affidabilità” rispetto al leader), oltre ad essere sottoposto al rischio/ricatto dell’impopolarità, viene svuotato delle funzioni costituzionali di indirizzo e direzione che gli competono, essendo chiamato invece ad autorizzare “al buio” un’operazione governativa dai contenuti incerti.
La stessa “direzione” della politica governativa in materia è a tutt’oggi non verificabile, essendo necessario attendere l’approvazione parlamentare della delega e l’esercizio della stessa, con l’emanazione dei relativi decreti legislativi.
Non manca, tuttavia, chi si è già cimentato in una lettura critica dell’operato del Ministro Brunetta: a tale riguardo, si consiglia la lettura della nota di Alessandro Natalini (docente di scienza dell’amministrazione presso l’Università della Tuscia-Viterbo) pubblicata al sito http://www.astrid-online.it..
Ma cosa accade al di fuori dei dibattiti accademici, ed in particolare qual è la posizione dell’opposizione parlamentare in materia?
Senza la risonanza delle “grida brunettiane”, e proprio negli stessi giorni in cui il Ministro lanciava la sua “fase uno”, il Gruppo Parlamentare del Partito Democratico (primo firmatario Sen. Ichino), riprendendo ed affinando un analogo d.d.l. presentato dal Gruppo dell’Ulivo nella scorsa legislatura, ha depositato il d.d.l. A.S. n. 746 del 5/06/2008 avente ad oggetto: “Norme in materia di trasparenza e valutazione dell’efficienza e del rendimento delle strutture pubbliche e dei loro dipendenti. Delega al Governo in materia di valutazione del rendimento delle pubbliche amministrazioni e del loro personale ed in materia di responsabilità dei dipendenti pubblici”.
Si tratta di una meditata proposta di riforma organica della materia, alla quale è stato legato il tema centrale della trasparenza (pressoché assente nel sopra citato d.d.l. Brunetta-Tremonti) e che fa emergere l’“idea di p.a.” che ispira il disegno riformatore del PD.
Ben sapendo che il consenso attorno alle concrete proposte del PD si può costruire solo ripartendo dal merito delle questioni, l’auspicio è che il confronto parlamentare delle prossime settimane, lasciando alle spalle le demagogie estive ed i connessi annunci di “rivoluzione”, possa avviare una riflessione pubblica e collettiva sul merito delle singole questioni, sulle quali l’opposizione del PD dovrà essere ferma e al tempo stesso costruttiva: in gioco c’è l’efficacia ed efficienza della nostra p.a., un “bene pubblico” decisivo per la crescita e lo sviluppo del Paese, che troppo spesso viene piegato ad esigenze di parte o costretto in un angolo di autoreferenzialità, dimenticando la sua missione originaria di servizio pubblico per i cittadini e le imprese.
Avv. Enrico Menichetti
