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L’Umbria ha un patrimonio straordinario di beni culturali, bellezze naturali, tradizioni e prodotti tipici, vocazioni creative, qualità dei territori. Molta dell’economia locale cresce proprio sulla valorizzazione di questo intreccio unico ed irripetibile di ambiente e cultura, agricoltura di qualità, città d’arte, turismo. Fare leva sulle risorse, sulle vocazioni e sul made in Umbria deve essere l’obiettivo principale su cui sviluppare punti di eccellenza legati all’artigianalità, alla creatività, alla potenzialità turistica, al patrimonio di identità e di civiltà millenaria da salvaguardare.
Sull’agricoltura di qualità, in particolare, è opportuno raddoppiare entro breve la crescita dell’agricoltura biologica, dimezzare l’uso dei pesticidi e fertilizzanti chimici, legare i contributi pubblici all’adozione di requisiti ambientali chiari e misurabili e fare a meno degli OGM per i quali dovrebbe valere il principio di precauzione.
Si alla ricerca controllata, ma grande attenzione alla manipolazione genetica che modifica molecole anche di regni diversi.
Diversa è stata la manipolazione genetica che ha accelerato i tempi di sviluppo dei prodotti o ha creato nuove varietà.
Non è sempre vero che piante OGM richiedano meno pesticidi e producano di più, mentre è vero che la coesistenza tra piante OGM e piante tradizionali (con la soglia di tolleranza 0,9 %) potranno contaminare anche colture tipiche che sono espressioni di territori e di qualità del cibo espresso da questi territori.
Non è un problema di tecniche agricole, ma di scelte politiche e sociali che ripartiscano in maniera più equa le risorse mondiali cercando la risoluzione del problema della fame.
Solo una forte coscienza e richiesta dei consumatori potrà bloccare questa lobby fortissima che spinge a una sempre maggiore produzione, ma controllata da pochissimi attori globali e non a una produzione di qualità che rispetti la salute dell’ uomo.
L’ interesse del consumatore per i prodotti biologici (senza manipolazioni industriali ) sta crescendo anche grazie al ravvicinamento del consumatore al produttore stesso, recuperando quella socialità e quel rapporto di fiducia tra chi compra e chi produce.
Comunque l’ azienda agricola sia biologica che non, messa in rete, può dare al territorio un reale sviluppo, con la vendita diretta dei prodotti, con l’ offerta dell’ ospitalità, del benessere fisico, con la valorizzazione dell’ enogastronomia del territorio e della produzione di energie rinnovabili.

L’ immagine romantica dell’ agricoltore classico è oggi superata da una realtà imprenditoriale agricola che in condizioni sempre più complesse soddisfa esigenze ampie che vanno ben oltre la semplice produzione primaria degli alimenti. Un agricoltura quindi ricca di contenuti che la rendono sostenibile, sia dal punto di vista economico, ambientale, che sociale.

Lanfranco Bartocci

lanfranco.bartocci@tin.it

Il giorno 4 giugno 2008 ore 20.30 presso la sede del PD Regionale in Corso Cavour 25 a Perugia avrà luogo un primo incontro pubblico del Forum sull’innovazione regionale alla presenza della Segreteria Regionale del PD Umbria Maria Pia Bruscolotti. L’incontro sarà introdotto da Edoardo Gobbini, coordinatore dei Forum del PD dell’Umbria, e coordinato da Nicola Mariuccini.

Sarà l’occasione per precisare meglio e più diffusamente i temi descritti nell articolo di presentazione del Forum e per individuare insieme metodologie di lavoro e un piano di attività di elaborazione e di iniziativa politica.

Il programma del convegno “Semplificare per crescere: dal Rapporto Attali alla via italiana alle riforme della PA per i cittadini e le imprese”, organizzato dall’Osservatorio LUISS sulle riforme e l’alta formazione della p.a. per l’11 giugno p.v. a Roma.

Il 28 maggio 2008 il neo Ministro della Funzione Pubblica Brunetta ha pubblicato il seguente documento sacricabile dal sito del governo ovvero, più comodamente, facendo click con il mouse al link sottostante.

LINEE PROGRAMMATICHE SULLA RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
-Piano Industriale -

Se sei interessato a partecipare agli incontri, ai seminari e alle iniziative del Gruppo di lavoro sull’Innovazione aderisci lasciando un commento con l’adesione e i tuoi riferimenti (nome, cognome, email).

I temi da affrontare verteranno su tre filoni fondamentali:

1) Innovazione tecnologica: aspetti infrastrutturali (cablaggio, banda larga) e aspetti legati ai servizi e ai contenuti (web tv, innovazione di processi produttivi, meccatronica ecc.

2) Innovazione di impresa: con specifica attenzione alle tipologie di impresa legate alla soft economy (valorizzazione del paesaggio, promozione turistica, economia della conoscenza ecc.)

3) Innovazione nella Pubblica Amministrazione

In Umbria si parla sempre più spesso e non sempre a proposito di innovazione.

Questo termine si presta linguisticamente ad evocare in maniera vaga il cambiamento, la ricerca della novità e pertanto mette a rischio di formulare più slogan vuoti che non analisi fondate che possono aprire pertanto un dibattito concreto sulle soluzioni ai problemi della comunità regionale.

Il PD è nato con l’aperta vocazione a stare lontano dagli slogan e con il preciso intento di stare dentro il cuore dei problemi e pertanto mi sembra che si imponga, parlando dell’Umbria di oggi, uno sguardo attento su quanto è successo negli anni 2000 cercando di allontanare la tentazione di riaprire un dibattito vecchio con annessi schemi ormai logori primi anni novanta del tipo “Il ragazzo della via Gluck” che seppur romantico non aiuta certo ad uscire dalla crisi.

Le statistiche pubblicate nei mesi estivi fino al rapporto AUR dei giorni scorsi ci danno risposte confortanti sotto molti profili anche se pongono legittime domande sulla tenuta del sistema Umbria in chiave futura.

Se infatti anche l’Istat da conto di un Umbria che cresce, anche sotto il profilo quantitativo (PIL e forza Lavoro) e negli investimenti in servizi sociali e alla persona, è anche vero che la crescita è stata determinata dal buon andamento in questi anni dei settori tradizionali come il comparto legato elle opere pubbliche che stante l’attuale pesante crisi dovuta alla fine della bolla speculativa e al forte incremento dei mutui non presenta certo margini di crescita ulteriore.

Considerando poi la rigidità economica tipica del comparto la crisi non sarà probabilmente di breve periodo e si pone per l’Umbria la necessità di individuare nei settori innovativi un nuovo periodo di sviluppo che possa garantire la crescita economica e l’alto valore di capitale sociale fin qui mantenuto.

Fra i settori tradizionali è tuttavia importante e necessario considerare anche l’economia tecnologica legata al software compilato.

Essa si è affermata negli anni ’80 ed ha per un lungo periodo rappresentato una vera crescita tecnologica e produttiva di tutto il settore del terziario.

Negli ultimi anni però si sono affermate con decisione le tecnologie di sviluppo in logica aperta “open source” che hanno fatto registrare insieme alla rapida diffusione di servizi a nuovo valore aggiunto che favoriscono al contempo la circolazione dei progetti, delle conoscenze ad essi sottese e dei capitali di impresa.

Sempre considerando il comparto tecnologico si impone una valutazione sulla reale efficacia del modello anche esso tradizionale legato all’informatica pubblica che le recenti leggi del governo hanno paradossalmente favorito mentre avevano lo scopo di disincentivarle.

Quale innovazione? E’ questa la domanda che dobbiamo porci.

La violenta crisi in corso ci dimostra che c’è una innovazione a scadente contenuto etico che non può essere di alcun interesse per l’Umbria che il PD vuole per il futuro.

L’arricchimento e l’accaparramento di pochi, salvati poi dal baratro con i ripiani a posteriori dei molti che pagano due volte, sostenuto dalle destre di tutto il mondo va scongiurato per i prossimi anni e tenuto lontano.

Dobbiamo invece privilegiare politiche funzionali ad esaltare le caratteristiche positive della nostra regione individuando settori ad elevato valore aggiunto che non determinino potenziali rischi di deterioramento del paesaggio e più in generale del marchio Umbria.

Ciò non significa tuttavia immaginare una regione che produce “solo Sagrantino”, anche se i prodotti legati alla filiera dell’agroalimentare ben si innestano nel tessuto geografico e culturale dell’Umbria, ci sono anche diversi altri settori sui quali esiste una predisposizione produttiva della nostra regione e che stanno “tirando” bene soprattutto nell’export.

I dati 2006 della Fondazione Edison relativi all’export italiano danno conto di un vero e proprio balzo in avanti dell’Italia nei confronti degli altri paesi dell’Unione Europea. Questo risultato viene conseguito dal nostro paese sui settori produttivi riconducibili alla formula cosiddetta delle 4A alimentare e vini, arredamento e mobile, automazione e meccatronica, abbigliamento e tessile.

In tutti questi settori l’Umbria esprime delle eccellenze assolute che tuttavia fanno fatica a fare sistema e quindi a produrre dinamiche di crescita collettiva, cosa che invece si registra meglio da parte dei settori tradizionali.

Il rapporto 2008 dell’Agenzia Umbria Ricerche presentato recentemente da conto poi di un sistema produttivo umbro definito “originale” anche per il fatto che non matura in presenza di distretti produttivi precisi.

Ciò determina un quadro in cui vi è una difficoltà nella nascita di nuove imprese e una certa mortalità delle stesse proprio perché si attivano poco quelle dinamiche di rete tipiche delle realtà dove esistono i distretti.

Le politiche regionali si sono attivate con bandi appositi per l’innovazione e lo sviluppo che devono avere lo scopo di generare partnership, vicinanze e scambio di know how per favorire la nascita di sistemi produttivi territoriali omogenei che possono essere favoriti da politiche funzionali a rompere gli isolamenti e le autoreferenzialità tipiche della Pmi italiana e della predisposizione Umbra alle politiche di “campanile”.

Nei settori della innovazione e della soft economy si registrano delle eccellenze assolute.

Lo sforzo della politica deve essere quello di metterle in filiera perché dalle eccellenze si passi ad una crescita di tutto il sistema regionale, anche promuovendo e portando in superficie i tanti progetti e le tante sperimentazioni su cui molte aziende umbre si stanno cimentando.

Oggi tuttavia mettere a rete è sempre più difficile senza al contempo mettere “in rete”, connettere e cablare i luoghi, le città, i territori.

Per questo sarà necessario dare al più presto gambe al piano telematico regionale che prevede la sinergia di varie esperienze e progetti fra cui anche quella del concessionario nazionale “Aria” nata da un progetto Umbro che ha visto capitali internazionali convergere sulla nostra regione, in virtù anche della meraviglia del paesaggio che ben si concilia idealmente a favorire nuove proposte di grande immagine e di reale contenuto economico.

L’attivazione del piano telematico potrà giocare un ruolo fondamentale non solo per minimizzare il cosiddetto “digital divide” ma soprattutto per collegare esperienze produttive individuando aree distrettuali anche virtuali dove lo spazio e le barriere geografiche non ne hanno invece fin qui favorite.

Nella nostra regione è poi importante il contributo che può dare allo sviluppo la pubblica amministrazione.

Per la diffusione e l’importanza del comparto una pubblica amministrazione inefficiente, lenta a decidere e incapace di favorire una partecipazione delle scelte in chiave moderna e aggiornata alle nuove esigenze delle comunità rappresenterebbe un fardello insopportabile.

Essa può essere tuttavia un importante fattore di sviluppo qualora la P.A. riesca a diventare un modello di innalzamento della qualità della domanda delle imprese per quanto riguarda le opere e i servizi e un elemento di innovazione nelle dinamiche di nuova socialità anche digitale che stanno mobilitando le coscienze e cittadini di tutto il mondo.

Va inoltre superata di slancio la cultura del vincolo favorendo le politiche che abbiano come priorità le infrastrutture e la qualità ambientale da realizzare con il coinvolgimento e ricorrendo alla consultazione dei cittadini.

Esiste ed è pertanto concreta per l’Umbria la possibilità di passare dal “possibile” al “vero” e di puntare ad un modello di sviluppo diverso dove la nostra regione possa vedere esaltate le proprie possibilità che derivano dalla sua cultura e dal paesaggio e minimizzate le difficoltà strutturali tipiche di una piccola regione appenninica.

Automazione e meccatronica

L’Automazione rappresenta un settore di punta della politica nazionale e regionale.

In Umbria si è investito sulla realizzazione di alcuni poli di eccellenza come il Polo della Meccatronica a Città di Castello, Il Centro di ricerca “automotive” del Pischiello ed il nascente Polo Aeronautico di Foligno.

Questi Poli nascono dalla chiara volontà di valorizzare le potenzialità delle industrie prevalentemente di tipo meccanico che operano sul territorio regionale. Sebbene nella regione vi siano alcune società di automazioni di buon livello, è possibile affermare che l’industria elettronica ed elettrica non sia allo stesso livello di quella meccanica. In Umbria quindi siamo bravi a progettare sistemi meccanici di altissimo livello ma poi non si incontrano difficoltà nella realizzazione dei dispositivi elettronici che ne controllano il moto. Ne deriva che si perde la grande potenzialità di creare un prodotto finito di alta qualità completamente realizzato nella nostra Regione.

In Umbria è veramente difficile trovare personale esperto nel progetto di schede elettroniche per il controllo del moto di motori elettrici da impiegare in sistemi robotizzati generici, sistemi automotive, sistemi aeronautici ed in bioingegneria. Molte aziende Umbre, di stampo prettamente meccanico, si stanno oggi rendendo conto dell’importanza della parte “tronica” del prodotto “meccatronico” e richiedono in modo specifico competenze nel settore degli “azionamenti industriali”. In sintesi si ritiene importante che l’Umbria del futuro non debba essere in grado di produrre solo attuatori meccanici come per esempio per la Boeing ma debba essere in grado di produrre anche i dispositivi hardware e software per la loro gestione.

La mancanza a livello regionale della figura del tecnico ed ingegnere meccatronico è individuabile nella annosa difficoltà dei vertici accademici a dar vita a corsi di laurea in cui i corsi di studio in ingegneria elettronica si aprano a contenuti di ingegneria industriale e viceversa. Con una immagine colorita si può affermare che produciamo ingegneri elettronici che non sanno cosa sia un ingranaggio ed ingegneri industriali che non sanno cosa sia una scheda elettronica.

Questo è un motivo importante per il quale le industrie non riescono a individuare immediata impiegabilità ai nostri laureati.

A supporto di tale tema è utile sottolineare che in Umbria si investono molti fondi per finanziare progetti di formazioni per tecnici di automazione e meccatronica sia a livello di tecnici non laureati sia a livello di master per studenti laureati. Non è tuttavia previsto alcun corso di laurea con significativi contenuti in Automazione e Meccatronica.

In Umbria ci sono eccellenze quali Angelantoni, Cucinelli e Caprai per citare le “classiche” del rapporto Eurispes

Il settore tessile di qualità ad esempio in Umbria vanta una miriade di aziende tessili di media e piccola dimensione. Tali aziende sono “fruitori primari” dei prodotti meccatronici. Se si ha modo di entrare ad esempio all’interno di queste aziende si potrà vedere quanto l’automazione e l’informatica sia un aspetto veramente fondamentale di queste produzioni e nella maggioranza dei casi i dispositivi meccatronici all’interno delle aziende tessili (ma non solo) sono prodotti all’estero “a scatola chiusa” e nessuno in azienda è in grado di metterci le mani.

Per cambiare un “settaggio” delle macchina utensile bisogna sempre ricorrere al “tecnico tedesco” con aggravi di costi e ritardi temporali del tutto evidenti. A titolo di esempio nella regione toscana esiste un “Centro di ricerca tessile” che sviluppa prodotti ad alto contenuto tecnologico molto interessante. Bisognerebbe prendere spunto da questo.

Altro settore Meccatronico piuttosto interessante è quello che si occupa del progetto di sistemi “automotive” su rotaia con motorizzazione elettrica per il trasporto di persone e cose a media ed alta velocità. Tali sistemi hanno basso impatto ambientale dal punto di vista dell’inquinamento. Essi possono essere di grandi ausilio per il trasporto veloce di merci su tratte molto congestionate ed alternative al trasporto su gomma. In Umbria vi sono le competenze industriali e studi accademici a livello di prototipo che varrebbe la pena favorire.

Automazione e Umbria sociale

Nell’Umbria della “innovazione e della coesione sociale” è importante investire sulle soluzioni per migliorare la qualità della vita dei disabili ed anziani.

Questi investimenti devono riuscire a fondere insieme competenze: meccaniche, elettroniche, elettriche, informatiche, intelligenza artificiale, visione artificiale, rete di comunicazioni dati, bioingegneria. Sicuramente alcune di queste tematiche si inquadrano a pieno titolo all’interno di progetti di tipo meccatronico. Sarebbe interessante sapere quanto la Regione investe ogni anno per gestire l’assistenza ai disabili e quali attività vengano svolte nel dettaglio. Sulla base di tali studi bisognerebbe individuare dei possibili dispositivi/macchinari che possano essere di ausilio a risolvere almeno in parte tali problemi e, in base tale analisi, cercare le competenze per realizzarli.

Proseguendo su questi esempi si nota che entrando all’interno di diversi dipartimenti ospedalieri si nota che la maggior parte dei macchinari ad alta tecnologia sono prodotti all’estero.

Mi riferisco alla semplice pompa che regola l’infusione di flebo, a dispositivi elettrocardiografici, sino ad arrivare a strumenti molto più complessi tipo PET-TC e strumenti per robotica medica. In tali settori fare innovazione “vera” è piuttosto difficile. Quello che si può ragionevolmente fare è fare i “cinesi”. er decenni i Cinesi, Giapponesi e Coreani hanno copiato senza pudore macchinari e dispositivi ad alta tecnologia prodotti in occidente. Oggi prodotti addirittura molto migliorati invadono i nostri mercati a prezzi molto competitivi. Sarebbe un grandissimo risultato essere in grado di replicare a livello nazionale dispositivi tecnologici (ad esempio nel settore medico) che in Italia non siamo più in grado di produrre causa la perdita di knowhow in settori strategici. La produzione e/o replicazione di beni tecnologici complessi richiede però un cospicuo e duraturo investimento da parte dello stato che dovrebbe alimentare la sviluppo di tali progetti nella fase precompetitiva. E’fondamentale quindi continuare a proporre misure per la riconquista del mercato interno di prodotti ad alta tecnologia indispensabili come quelli di impiego nel settore medico e dei trasporti. In questo contesto bisogna pero individuare pochissimi filoni e finanziare in modo cospicuo un numero limitato di equipe con comprovata esperienza nei vari settori. In periodi di ristrettezze di fondi non è pensabile finanziare “a pioggia” progetti simili tra loro con pochi fondi.

Ricerca scientifica

Un problema importante della ricerca accademica è la ben nota distanza dal mondo produttivo ed industriale. Più volte ricorrono quesiti del tipo: “come è possibile valorizzare le nostre competenze? In quale direzione strategica investire i nostri studi? Chi potrebbe sfruttare le nostre competenze nella nostra regione?”.

Al fine di evitare i già sperimentati modelli di ricerca del finanziamento fine a sé stesso che troppo spesso dimentica la qualità e la realizzabilità del progetto sarebbe utile individuare una figura di manager di prodotto innovativoin grado di supportare con dati alla mano progetti e competenze dopo averne riscontrato la effettiva esigenza di mercato o la concreta realizzazione e commercializzazione da parte del tessuto industriale locale.

Forum Innovazione PD Umbria

LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO INFORMATIVO PUBBLICO COME LEVA PER IL CAMBIAMENTO

L’innovazione tecnologica costituisce un fondamentale strumento di cambiamento che consente di orientare le amministrazioni pubbliche nella direzione del soddisfacimento degli interessi dei cittadini e delle imprese.

Amministrazioni moderne ed efficienti impongono una rinnovata idea dell’amministrare, volta ad affiancare alle tradizionali funzioni di certificazione, quelle di programmazione e gestione di servizi di interesse generale capillari sul territorio, di qualità elevata ed a costi sostenibili.

Anche sotto il profilo dell’organizzazione, le ICT costituiscono un formidabile “volano” per passare da una p.a. non più autoreferenziale (e troppo spesso costruita sull’esistente), ma che assuma quale “stella polare” dei propri procedimenti e delle proprie attività i diritti e gli interessi degli amministrati, unitamente alla trasparenza dell’agire amministrativo.

In tale rinnovato contesto che vede le pubbliche amministrazioni come “produttrici intermedie” (più che “finali”) di servizi, le informazioni ed i dati raccolti, detenuti ed elaborati dalle pubbliche amministrazioni costituiscono un “patrimonio” da proteggere, un “bene pubblico” da valorizzare, utilissimo per perseguire i seguenti obiettivi:

  • aggregando dati geografici a dati alfanumerici provenienti dalle varie fonti altrimenti disaggregate;
  • garantendo un’informazione corretta, omogenea, coerente e costantemente aggiornata;
  • facilitando l’interscambio di informazioni con altre realtà (come fra Comuni ed Agenzia del Territorio, o fra Comuni e Regione: si veda l’esperienza dell’APQ “Progetto di digitalizzazione delle mappe ecografico-catastali” servizio SITER);
  • migliorando i costi di gestione;
  • permettendo di avere una visione complessiva e precisa delle diverse componenti del territorio e anticipando le evoluzioni e le trasformazioni.

* * * * *

Caso di studio: R.I.T. (Rete Informatica Territoriale) della Comunità Montana – Associazione dei Comuni “Trasimeno – Medio Tevere”.

Si tratta di un servizio in forma associata offerto dalla Comunità Montana ai Comuni facenti parte del comprensorio. Si cala in una realtà particolarmente variegata, costituita dai 13 Comuni associati (peraltro particolarmente difformi tra loro per dimensioni e caratteristiche organizzative) e dalla stessa struttura della Comunità Montana, che costituisce fulcro centrale sia come punto di erogazione dei servizi, sia come collettore con altri soggetti istituzionali quali la Regione, il S.I.R., l’Agenzia del Territorio, la T.S.A. e molti altri.

La R.I.T. è operativa dal 1 gennaio 2007, ha una durata triennale (fino al 31/12/2009) e si compone di:

1. S.I.T.I. (Sistema Informativo Territoriale Integrato) per la gestione integrata del “territorio”;

2. Siti WEB comunali e Posta Elettronica.

In data odierna hanno aderito al servizio suddetto i Comuni di: Castiglione del Lago,Città della Pieve,Corciano,Deruta,Magione,Marsciano,Paciano,Panicate,Piegaro,Tuoro sul Trasimeno per una popolazione totale di circa 90.000 abitanti.

Il S.I.T.I. è un insieme di programmi e di strumenti che ha lo scopo di gestire la “Banca Dati Territoriale” per perseguire la conoscenza e la gestione compiuta del territorio.

La “Banca Dati territoriale” è un contenitore di dati in grado di correlare:

le informazioni gestite dai Comuni associati relative a soggetti (persone fisiche e giuridiche) ed immobili (fabbricati) quali anagrafe della popolazione, anagrafe dei tributi, permessi a costruire, etc.;

i dati toponomastici (via, n. civico, interno);

i dati catastali (foglio, partita, particella, subalterno);

le cartografie (ortofotocarte volo aereo 2005);

i tematismi (PRG Comunale, rete elettrica, rete idrica, rete fognaria, cassonetti, etc.).

Il servizio S.I.T.I. garantisce, ovviamente, il popolamento periodico e programmato nel sistema di tutte le suddette informazioni, affinché si abbia a disposizione una base dati continuamente aggiornata ed efficace, sia per quanto riguarda la porzione di competenza di ogni singolo Comune associato, sia per la completa visione d’insieme (a livello territoriale). Non viene cambiato, quindi, nessun software già in uso presso i singoli uffici comunali, ma si provvede piuttosto al prelievo delle informazioni dai singoli databases per andare a popolare la banca dati territoriale unica.

Il S.I.T.I., inoltre, utilizza, integra ed amplia le funzionalità e gli obiettivi realizzati dal Progetto di Digitalizzazione delle Mappe Ecografico Catastali (promosso dal servizio SITER della Regione Umbria), interagendo con esso attraverso il CSRUCA (Centro Servizi Regione Umbria Cooperazione Applicativa) in perfetta ottemperanza a quanto previsto sia dallo stesso APQ in materia di e-government e Società dell’informazione, sia dai relativi impegni ed obblighi che la Comunità Montana ed ogni Comune associato ha sottoscritto con proprio atto di Giunta (bonifica dei dati e restituzione puntuale e continuativa di tutte le variazioni apportate).

Il S.I.T.I. si configura quindi come un sistema unitario di ambito sovracomunale, in quanto il territorio va considerato un “continuum”, anche se logicamente gestibile dai singoli Comuni per le aree di propria competenza, implementando un modello di cooperazione e condivisione di informazioni e strumenti, che sostanzia l’approccio di gestione in forma associata.

La banca dati viene resa disponibile attraverso la rete Intranet/Internet dell’ente a tutti i soggetti che possono vantare diritti sul dato in modo “personalizzato”, attraverso interfacce (applicazioni) diverse, in base alle esigenze di consultazione ed analisi ed alle possibilità di modifica di cui l’utente necessita.

Questi concetti, che stanno alla base di qualsiasi Sistema Informativo (anche non territoriale), portano a considerare il progetto di S.I.T.I. come un Sistema Integrato e non dedicato a singoli processi (tipicamente urbanistico o tributario).

Oltre ad offrire un valido supporto operativo, un SIT è un elemento utile al supporto delle decisioni ed alle operazioni di controllo, tanto che da essi possono essere sviluppati dei sistemi definiti DSS (Decision Support System) che hanno il compito di concorrere alla valutazione di ipotesi ed alternative relative a decisioni da prendere.

Sin dalla progettazione del servizio, la Comunità Montana ha voluto incentrare il focus del servizio nella sua concreta efficacia. Oltre agli strumenti informatici offerti (di per sé necessari ma non sufficienti al conseguimento degli obiettivi) ed alla puntuale formazione del personale, è stata posta particolare attenzione al modello organizzativo che i Comuni avrebbero dovuto adottare per una corretta e piena fruizione del servizio.

Consapevoli anche del fatto che non poteva ritenersi corretta l’individuazione di un modello valido per tutti i Comuni associati, paragonando così impropriamente realtà profondamente diverse di Comuni di piccole dimensioni (es. Paciano, circa 1.000 abitanti) con Comuni di grandi dimensioni (es. Marsciano, circa 17.000 abitanti), è stato individuata la figura di un Coordinatore del servizio a cui è stato assegnato il ruolo di condurre ogni Comune ad una corretta organizzazione del proprio backoffice in modo da poter cogliere appieno le possibilità offerte dagli strumenti informatici del S.I.T.I.

Trattandosi di argomenti complessi quali il fattore umano nei rapporti fra lavoratori, l’organizzazione interna degli uffici e dei servizi (anagrafe, tributi, ufficio urbanistica, uffici tecnici, etc.) e non ultimo, la necessaria consapevolezza politica dell’Amministrazione relativamente alle potenzialità ed alle finalità degli strumenti, oggi la Comunità Montana raccoglie con impegno la sfida più difficile che il S.I.T.I. si pone: riuscire a divenire strumento quotidiano ed indispensabile per il Comune, migliorando la qualità del servizio offerto ai propri cittadini, sia in termini di gestione che in termini di pianificazione, e, contemporaneamente, migliorando la qualità del lavoro per i dipendenti comunali coinvolti.

Forum Innovazione PD Umbria

L’Umbria di qualità

Le possibilità di un futuro migliore e di uno sviluppo dell’Umbria, in una economia globalizzata, sono strettamente legate alla capacità di valorizzare potenzialità e vocazioni dei territori, con una visione in grado di cogliere le nuove sfide come opportunità.

L’Umbria ha un patrimonio straordinario di beni culturali, bellezze naturali, tradizioni e prodotti tipici, vocazioni creative, qualità dei territori. Molta dell’economia locale cresce proprio sulla valorizzazione di questo intreccio unico ed irripetibile di ambiente e cultura, agricoltura di qualità, città d’arte, turismo. Fare leva sulle risorse, sulle vocazioni, sul made in Umbria, su un “brand” che associato ad un’idea di bellezza, di gusto, di stile di vita, di qualità, inscindibilmente connessi con il valore ambientale dei nostri territori e delle nostre città deve essere l’obiettivo principale su cui sviluppare punti di eccellenza legati all’artigianato, alla creatività, alla potenzialità turistica, al patrimonio di identità e di civiltà millenaria da salvaguardare.

Lo sviluppo locale non è concepibile senza territori di buona qualità.

L’economia della conoscenza, quella del futuro, richiede risorse umane di grandi capacità che non si formano, non crescono e non si “fermano” in territori e ambienti degradati.

Per questo dobbiamo spingere sull’innovazione, sulle sinergie vantaggiose di buone politiche ambientali, puntare sulla costruzione di alleanze e convergenze di interessi, sulla partecipazione e il coinvolgimento dei diversi stakeholders.

L’economia della sostenibilità si sta facendo strada, coinvolge non poche imprese, ha un ruolo e un peso anche di mercato. Settori economici come quello agroalimentare e turistico, possono svilupparsi e sostenere una competizione internazionale sempre più accesa soltanto puntando sulla qualità integrata e multifunzionale, sulla qualità dei singoli territori e delle loro reti.

Molti casi felici, di altre regioni italiane, si potrebbero elencare riguardo a questo binomio vincente prodotto-territorio, per esempio il Chianti per il vino, il Parmigiano per l’Emilia, l’Agriturismo per la Toscana, ecc. L’Umbria di sicuro non è esclusa da questa fortunata associazione prodotto-territorio, si pensi alle Norcinerie, al Sagrantino, all’Olio di Oliva e ad altri prodotti agricoli ed agroindustriali, ma anche quelli industriali, per esempio i Baci Perugina, o artigianali quali le Ceramiche Artistiche di Deruta, Gubbio o Gualdo Tadino. I prodotti appena ricordati hanno un’immagine strettamente legata al territorio dove questi vengono prodotti. Questo fenomeno di “marketing territoriale” non è stato mai così attuale ed importante per la nostra Umbria e per tutta l’Italia come in questo periodo economico, infatti, il mercato globalizzato e sempre più incisivo da parte delle nuove potenze economiche mondiali, dove queste ultime trovano gioco facile nell’imporsi sul mercato italiano e mondiale dei prodotti umbri ed italiani se “prodotti senza radice”, ossia prodotti non legati ad una identità territoriale.

La tutela del paesaggio, sempre nell’ottica di uno sviluppo sostenibile (…dal paesaggio), è elemento fondamentale per attuare questo concetto del binomio prodotto-territorio: il territorio deve essere considerato prezioso in quanto un fattore della produzione per i nostri imprenditori umbri, fattore che rende il prodotto non ripetibile in altri contesti territoriali.

L’immagine dei prodotti umbri deve essere legata all’immagine del proprio territorio (e anche del paesaggio se si considera la moderna accezione con cui viene identificato dai cultori ed anche dalle nuove Leggi Nazionali -paesaggio è l’espressione di ciò che è apprezzabile alla vista ma anche espressione della cultura del territorio che lo ha generato-).

In questo senso è importante fare il punto sull’agricoltura di qualità.

In particolare, è opportuno raddoppiare entro breve la crescita dell’agricoltura biologica, dimezzare l’uso dei pesticidi e fertilizzanti chimici, legare i contributi pubblici all’adozione di requisiti ambientali chiari e misurabili e fare a meno degli OGM per i quali dovrebbe valere il principio di precauzione.

Si alla ricerca controllata, ma grande attenzione alla manipolazione genetica che modifica molecole anche di regni diversi.

Diversa è stata la manipolazione genetica che ha accelerato i tempi di sviluppo dei prodotti o ha creato nuove varietà.

Non è un problema di tecniche agricole, ma di scelte politiche e sociali che ripartiscano in maniera più equa le risorse mondiali cercando la risoluzione del problema della fame.

Solo una forte coscienza e richiesta dei consumatori potrà bloccare questa lobby fortissima che spinge a una sempre maggiore produzione, ma controllata da pochissimi attori globali e non a una produzione di qualità che rispetti la salute dell’ uomo.

L’ interesse del consumatore per i prodotti biologici (senza manipolazioni industriali ) sta crescendo anche grazie al ravvicinamento del consumatore al produttore stesso, recuperando quella socialità e quel rapporto di fiducia tra chi compra e chi produce.

Comunque l’ azienda agricola sia biologica che non, messa in rete, può dare al territorio un reale sviluppo, con la vendita diretta dei prodotti, con l’ offerta dell’ ospitalità, del benessere fisico, con la valorizzazione dell’ enogastronomia del territorio e della produzione di energie rinnovabili.

L’ immagine romantica dell’ agricoltore classico è oggi superata da una realtà imprenditoriale agricola che in condizioni sempre più complesse soddisfa esigenze ampie che vanno ben oltre la semplice produzione primaria degli alimenti. Un’ agricoltura quindi ricca di contenuti che la rendono sostenibile, sia dal punto di vista economico, ambientale, che sociale.

Innovazione, territorio, qualità.

Assistiamo sempre più a una città diffusa e a una campagna che si urbanizza.

Questo potrebbe diventare un problema per la perdita progressiva dell’identità, della storia, delle tradizioni, delle produzioni di qualità che si identificano con il territorio.

Per millenni l’uomo interviene nel territorio che abita e non sempre gli effetti sono stati positivi.

In particolare in questi ultimi decenni si è assistito a una urbanizzazione fitta e non sempre sensibile a preservare i valori del paesaggio. E’ vero che il paesaggio della tradizione si adegua nel tempo alle diverse situazioni socio-economiche, culturali, climatico-ambientali.

Ma i fruitori del paesaggio, sia che lo vivano attivamente abitandolo, sia che lo ricerchino turisticamente per l’elevata qualità della vita che trasmette, pretendono una coerenza da parte delle istituzioni nella pianificazione urbanistico-paesaggistica.

Bene ha fatto in questo la Regione a dare priorità di intervento , nel Piano di Sviluppo 2007-2013, al recupero della biodiversità e del paesaggio. Gli incentivi dovranno essere di natura economica, ma anche urbanistica perché le imprese agricole conservino e/o recuperino pratiche favorevoli all’ambiente e al paesaggio. Recupero delle alberate, delle siepi lungo le strade di campagna, recupero delle strade interpoderali e delle vegetazioni autoctone per ridare attenzione al paesaggio tradizionale e alle costruzioni storiche. Ritrovare quel paesaggio della tradizione che attira quel turismo di qualità che vuol coniugare bellezza, cultura, serenità, ospitalità e prodotti genuini.

Energie rinnovabili e territorio.

Le aziende agricole, gli imprenditori agricoli vivono un importante momento di passaggio e di trasformazione a imprese sempre più multifunzionali che consentiranno di avvicinare produttori e consumatori offrendo prodotti, ospitalità, energie rinnovabili.

L’Umbria produce energia elettrica da fonte rinnovabile prevalentemente dal settore Idroelettrico come del resto in tutto il nostro paese.

E’ risaputo tuttavia, che uno dei problemi del prossimo futuro sarà la diminuzione delle piogge e, conseguentemente, dei flussi d’acqua. E’ prevedibile quindi che l’energia da fonte idroelettrica andrà sempre più a diminuire e avrà carattere stagionale (corrispondente alla stagione delle piogge).

Invece l’energia fotovoltaica e eolica diffusa può essere prodotta e consumata in loco, permettendo all’agricoltura di essere per larga parte autosufficiente, svincolandosi dalla dipendenza dell’energia fossile concentrata. Questo tipo di infrastruttura energetica può essere modulabile, dimensionata secondo le esigenze del momento e facilmente smontabile per ripristinare l’ambiente preesistente.

Le suggestive indicazioni dell’economista americano Jeremy Rifkin sono pertanto tecnologicamente già realizzabili e rappresentano già quindi una opportunità concreta.

E’ solo questione di scelte e non ci sembra che l’attuale governo italiano e gli industriali del nostro paese nella vicenda della direttiva europea 20-20-20, con la polemica con Sarkozy che ne è derivata abbia dimostrato di saperci credere e di saper investire su sé stessa.

Per lo sviluppo controllato di una energia diffusa e rinnovabile si richiede una buona programmazione, scelte autorizzative rapide e una amministrazione efficiente e preparata.

Si potrebbero indicare a titolo di esempio due semplici provvedimenti che sarebbero al contempo utili e simbolici di questo nuovo atteggiamento:

- Innanzi tutto risolvere il problema delle tempistiche per la concessione dei permessi. Avere le tempistiche certe è fondamentale per chi volesse investire. Due sono gli interventi che potrebbero essere presi: il primo è concedere i permessi alla costruzione di impianti di potenza fino al MWe solamente con una DIA e non più del complicato procedimento unico Provinciale. Questa cosa potrebbe essere applicata attraverso la puntualizzazione di alcuni vincoli fondamentali per evitare la nascita di piccoli impianti invece di uno di più grosse dimensioni (come ad esempio la non possibilità di realizzare più di un impianto sotto il MW per impianti facente capo allo stesso soggetto o a soggetti tra loro controllati nella stessa cabina elettrica e chiaramente l’assenza di vincoli di alcun tipo).

- Il secondo è quello di abbreviare da 180 a 120 i giorni per la concessione dei permessi, per impianti di potenza superiore al MWe laddove non vi siano vincoli ambientali particolari, o quantomeno rendere certa la tempistica dei 180 gg attraverso il silenzio assenso.

Un sistema elettrico diffuso potrà favorire anche un sistema di trasporto elettrico, vista la peculiarità della regione Umbria con tanti borghi diffusi e vicini distribuiti lungo le strade del vino, dell’olio, dell’acqua e dei molini.

La P.A. potrebbe iniziare per prima a utilizzare veicoli ad alimentazione elettrica, così come potrebbero essere pensati anche piccoli Bus sempre elettrici. Il tutto coadiuvato dalla realizzazione di una serie di punti distribuiti di zone per la sostituzione eventuale delle batterie scariche con quelle cariche. (Il progetto può essere applicato anche alle realtà urbane, ad esempio come vettore di collegamento delle porte di accesso alla mobilità alternativa).

Tutti gli edifici pubblici dovranno poi essere dotati di pannelli fotovoltaici e di tecnologie per il risparmio energetico, oltre che della certificazione energetica (in applicazione alla legge 412/93 e normativa regionale collegata).

Per dare attuazione a queste praticabili proposte è tuttavia ancora necessario incidere in profondità sulla cultura progettuale del pubblico e del privato.

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